fuoridalpalazzo

31 marzo 2007

Lezione 21 di Baricco

la nave di Lezione 21 in PrimieroA me Alessandro Baricco piace. E non mi vergogno di dirlo sebbene sia molto più figo dargli contro. Mi piace perché quando inizio un suo libro arrivo alla fine trattenendo il fiato, poi ricomincio dall'inizio, lo apro nel mezzo e lo leggo a pezzetti, lo ripasso a mente prima di dormire e infine lo presto a qualche sventurato che chiamerò nel cuore della notte per chiedergli: cazzo fai, dormi? sei già arrivato nel punto in cui il conte muore e si scopre che Florence aveva due cuori?
Baricco mi piace - anche se dei suoi libri, una volta terminati, non mi resta quasi niente - per quel godimento istantaneo che mi procura durante la lettura. Dev'essere il ritmo, quel ritmo irresistibile che coinvolge il lettore e lo porta con sé. A volte esagera, il pifferaio Baricco, e tra le righe emerge (ahimé) l'artificio che ti ipnotizza e una volta palesato perde il suo potere. Ma poiché io leggo Baricco per godere (e non per criticarlo, di quelli ce n'è una grande folla) faccio finta di non aver scoperto i suoi trucchi e mi lascio riprendere nel vortice che mi trascina ogni volta in un diverso universo surreale. A chi non lo capisce non resta che la critica e per fortuna ogni tanto c'è chi attacca Baricco in modo divertente.
Della musica ho detto, quindi forse vi interesserà sapere che Baricco sta girando un film musicale e quella nave arenata che vedete qui sopra sui monti del Trentino, per l'esattezza sui versanti del Primiero, è la sua scenografia. Ah, dimenticavo: quella bianca non è neve, bensì ovatta, ma l'inganno è quasi perfetto e per i motivi di cui sopra fa lo stesso.
Il film si intitolerà Lezione 21 ed è il racconto fantastico di una lezione musicale, l'ultima, la ventunesima appunto, in cui un giovane studente scopre la storia della Nona Sinfonia di Beethoven. Sarà pronto entro la fine dell'anno e lo presenteranno al festival di Cannes. Quel giorno di febbraio che Baricco venne a Trento per il ciak inaugurale quelli della Provincia autonoma lo obbligarono a raccontare qualcosa del suo film e lui - nonostante le sponsorizzazioni - disse ben poco. Io ero lì a sentirlo, assieme a qualche ragazzina che gli chiedeva l'autografo, e a scoprire la sua antipatia pazzesca che non mi impedirà comunque di tenere i suoi libri nel bagno biblioteca dove di tanto in tanto me li godo. Già che c'ero ho girato un breve video con il telefonino cellulare e ve lo allego qui sotto. Se non capite nulla rassegnatevi: nemmeno i suoi collaboratori. Lo confessa lo stesso Barico che il film - dice - ce l'ha tutto in mente. Ora si tratta di metterlo su pellicola.

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28 marzo 2007

Stagioni

stagioniQuando nel tiepido gennaio scrissi un post sulla grigliatina che avevo organizzato in terrazza ci fu un commentatore che prevedeva a breve un post sull'arrivo della neve. Aveva ragione lui.

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25 marzo 2007

Sconfitto dal ciarpame

Basta. Con i prezzi degli immobili alle stelle non mi posso più permettere di tenere la soffitta piena di robaccia. E' una questione di principio. Così l'altro giorno sono entrato carponi in quel sottotetto ormai inagibile e mi sono fatto largo tra gli strati sedimentari di ciarpame in cui - come un geologo - posso leggere la mia vita attraverso ere successive.
La scatola del computer l'ho solo spostata in soggiorno perché non si sa mai, in fondo è ancora in garanzia e poi uno scatolone così ben fatto serve sempre. Tolto di mezzo quel cartone ho avuto accesso a una montagna di cartacce e la mia determinazione si è scontrata con il dubbio: i bolli auto degli anni Novanta è meglio tenerli perché non si sa mai che venga qualcuno a chiederli, idem per quelli della moto anche se l'ho venduta ma voglio star tranquillo. E poi il grande pacco di carta gialla della vecchia cassa rurale, di quando non c'era internet e ogni mese mi mandavano decine di fogli per avvisarmi che avevo il conto in rosso. In quelle file di numeri - che poi erano le mie povere entrate subito vanificate dagli acquisti - mi sono perso una mezz'ora mentre da là fuori continuavano a chiamarmi. Nessuno mi deve disturbare mentre faccio i conti col passato, così gli estratti conto li ho tenuti: meglio essere prudenti.
Nello scatolone successivo ho trovato un reperto degli anni Ottanta: audiocassette. Erano gli anni in cui c'erano quegli enormi registratori con la doppia cassetta, il primo strumento dal prezzo abbordabile che liberò il pirata che c'è in noi. Decine e decine di nastri, qualcuno aggrovigliato, con il contenuto scritto a penna sulla custodia di plastica nera. Mi ero messo in mente di trasformarli tutti in compact disc poi me ne sono dimenticato e ora sono anni che non li ascolto. Come potrei, visto che non ho più il registratore? Ma le cassette non si toccano perché io so cosa c'è dentro.
Con un colpo di reni ho superato il pacco dei libri di testo e dei quaderni di terza elementare in cui mi esercitavo - già allora - a scrivere cose come questa. Ho resistito alla tentazione di gettare la collezione di Topolino (ecco dov'erano finiti) e ho capito di essere giunto in fondo al sottotetto quando - impolverato e con le ossa rosse per lo sforzo di star lì piegato in due - mi sono scontrato contro tre scatole di cartone grosso e logoro. Ho levato due o tre giri di nastro adesivo che mi si è sbriciolato tra le dita e ho sollevato un lembo di carta che mi è rimasto in mano: lì dentro, signore e signori, c'erano le piastrelle del bagno, tesoro inestimabile che mi consentirà di rimediare quando mi ritroverò con la parete rabberciata per una perdita nei tubi. Impossibile buttarle, sono un tipo previdente.
Stavo riemergendo nel presente quando mi sono reso conto che le soffitte sono sempre ingombre di robaccia e la mia non fa eccezione. Ci penserà qualcun altro a far piazza pulita. Si trattava solo di uscire con dignità dalla situazione in cui mi ero cacciato dopo una giornata spesa lì dentro con grandi aspettative degli altri familiari sullo spazio ritrovato. Così ho preso quattro carte - le prime che mi sono capitate a tiro - e ho annunciato trionfale: vado in discarica!
Laggiù, fuori dal palazzo, ho sollevato il coperchio giallo del cassonetto per la carta e mi è venuto un colpo: c'erano varie annate di fumetti tra Dylan Dog, Tex, Zagor e Martin Mystere. Un delitto rimasto senza autore. Per rimediare mi sono tuffato in pancia nel bidone e ho resuscitato quei tesori. Poi - senza che nessuno mi vedesse - li ho portati su nel sottotetto in quel piccolo posto liberato. Mi sono sbattuto le mani per togliere la polvere e mi son detto: per oggi può bastare.

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23 marzo 2007

Clic!

telefono mutoVoce femminile: buon giorno
Ansel: buon giorno
Voce femminile: parlo con il signor andrea?
Ansel: sì, mi chiamo ansel
Voce femminile: qui c'è scritto andrea
Ansel: eccomi qui...
Voce femminile: dove?
Ansel: dall'altra parte del filo
Voce femminile: ah, bene... (legge il foglio che ha scritto di fronte) le interesserebbe, signor andrea, continuare a telefonare come sta facendo ora ma senza pagare il canone telecom?
Ansel: certo che mi interesserebbe ma finora ho rinunciato a farlo per problemi tecnici
Voce femminile: perché, signor andrea?
Ansel: perché vede, io uso un sistema precompilato di concezione neurale per la diffusione dei pacchetti internet basato su un'evoluzione del protocollo tcp/ip messa a punto da un collega scienziato sovietico con tecnologia wireless all'interno della mia abitazione...
Voce femminile: ...
Ansel: e quindi lei capisce che il lavoro altamente specializzato che si renderebbe necessario per implementare il mio sistema con un router di terza categoria che mi verrà fornito dalla sua società (probabilmente non configurabile con i parametri di cui ho bisogno) sarebbe sicuramente superiore al beneficio che avrei risparmiando il canone telecom per pagarlo a voi sotto altra forma, ad esempio come pachetto tutto compreso di minuti di telefonate che sicuramente non utilizzerei mai, non so se mi sono spiegato...
Voce femminile: PERFETTAMENTE, signor ansel (passa alla seconda parte del foglio che ha di fronte)però le potrà certamente interessare l'offerta di telefonate urbane e interurbane illimitate a soli 9,90 euro mensili, vero?
Ansel: ma come lei certamente vedrà dalle bollette che pago alla sua società il mio traffico mensile è già notevolmente inferiore a 9,90 euro mensili, in pratica sono un vostro cliente per modo di dire visto che tutto il mio traffico telefonico viene trasformato in pacchetti tcp/ip e viaggia sulla rete telematica, con un ritardo nella risposta appena percepibile e comunque con un fastidio compensato dal risparmio, senza che per questo mi sia addebitato alcun costo... insomma le poche telefonate che faccio sono gratis o comprese nel bonus di mezz'ora che la sua società e molte altre come la sua mi offrono ogni mese pur di tenermi agganciato come "cliente"...
Voce femminile: clic!

Ma non ero io quello che doveva mettere giù il telefono?

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22 marzo 2007

I miei 400 litri quotidiani

il serbatoio dell'acquedottoOgni volta che tiro lo sciacquone faccio fuori la dose quotidiana d'acqua che serve a un cittadino del Madagascar per sopravvivere. L'ho scoperto ieri e lo scrivo oggi che è la giornata mondiale dell'acqua. Spesso mi capita di tirare l'acqua una seconda volta, giusto per essere sicuro: non lo farò più. Sempre ieri ho scoperto che nella mia città ogni giorno ogni cittadino consuma 400 litri d'acqua. Certo questa cifra comprende anche l'uso industriale e agricolo, ma è comunque il doppio della media nazionale, il triplo di quanto consuma un francese, dieci volte la quantità che serve ad un uomo per vivere come si deve e quaranta volte l'acqua che permette di sopravvivere a milioni di africani. Ma chi se ne frega? Tanto ce n'è in abbondanza, con tutte quelle cascate in piena che scendono dai ghiacciai in via di scioglimento. Così mi sono tolto la curiosità di andare a vedere da dove arriva l'acqua che esce dal mio rubinetto e dopo una camminata di tre chilometri sottoterra sono arrivato qui, dove l'acqua spilla dalla roccia e viene raccolta in una condotta per finire nelle case. Poi sono andato nel serbatoio che vedete nella foto qua sopra: sembra grande, ma per soddisfare la sete di una città come Trento si riempie e si svuota più volte al giorno. Con tutto quel cemento e gli allarmi anti intrusione alle porte il grande serbatoio - soprannominato "il diecimila" perché tiene 10 mila metri cubi - mi ha dato l'impressione di un caveau, metafora azzardata per una città alpina ma ci sono posti dove l'acqua dolce (di quella salata non c'è penuria) è realmente più preziosa dell'oro. Pensaci quando lavi l'auto, innaffi il prato o ti lavi i denti lasciando il rubinetto allegramente aperto.

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19 marzo 2007

La mia festa

padre e figlio con le scarpe camperOggi è la mia festa (eh eh eh! ancora non ci sono abituato...) e ho ricevuto in regalo un'opera d'arte nuova per assecondare la mia svolta artistica. Si tratta di un dipinto astratto (il genere che preferisco, almeno per il momento) autenticato direttamente dalla maestra d'asilo del piccolo playboy. Così per festeggiare - poiché l'inverno sembra essere finalmente arrivato - per una volta ci siamo chiusi dentroilpalazzo al caldo. E per fortuna ci era rimasto ancora qualche pezzo del vecchio amico Pino. A presto.

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18 marzo 2007

Ho fatto una cosa giusta

dieci cose giusteAll'inizio dicevano soprattutto cosa non bisognava fare. E purtroppo per gente come me, tirata su con il miraggio di una barretta Kinder da sciogliere sul palato, non era semplice rinunciare a quella marca di cioccolata che - sarà per la pubblicità, sarà per qualche ingrediente segreto - sembrava la più buona sul mercato.
Poi l'epoca del boicottaggio (che nel caso delle barrette o dell'ovetto coincideva con l'epoca della rinuncia) ha lasciato spazio alla proposta ed è nato il movimento di chi vuol fare la cosa giusta.
Fare la cosa giusta non è semplice in un mondo dove le azioni quotidiane sono in massima parte... sbagliate. Tanto sbagliate che cominciamo a comprenderne gli effetti quando in gennaio apriamo la finestra la mattina e sentiamo gli uccellini cantare su un albero in fiore. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare e così ecco qui un decalogo di buone azioni che ha trovato spazio un po' a fatica anche sul mio giornale facendosi largo tra le cronache di tanti gesti errati.
Primo: preferisci i prodotti locali, così eviterai che sull'autostrada corrano camion per portare in Italia il latte tedesco e in Germania l'acqua italiana (e sull'acqua ci sarebbero molte altre cose da dire).
Secondo: la schiuma del detersivo che gira nella lavatrice è sinonimo di pulito ma quando finisce nei fiumi è un terribile inquinante. Usane poco e soprattutto di tipo biodegradabile.
Terzo: quando puoi (e spesso puoi, basta metterci un po' d'impegno) usa la bici o vai a piedi invece di muoverti con l'auto.
Quarto: ripara quello che non funziona più invece di cambiarlo. E quando riparare è impossibile è perché l'hanno fatto apposta i produttori, ricordalo quando fai il prossimo acquisto.
Quinto: con i pannelli solari sul tetto l'acqua calda è un regalo del sole, servitene a piene mani.
Sesto: acquista prodotti con pochi imballaggi e smaltiscili con la raccolta differenziata.
Settimo: non lasciare gli elettrodomestici in stand by con la lucetta rossa accesa. Sprechi energia. E se la lucetta del tuo dvd non si può spegnere ritorna al punto 4, secondo comma.
Ottavo: usa le scale invece dell'ascensore a beneficio del tuo fisico e dell'ambiente. Regola semplice ma poco applicata, almeno a giudicare dallo stato di abbandono delle scale che portano in cima a certi palazzi (da cui sarebbe meglio stare fuori).
Nono: fatti spiegare cos'è il commercio equo e solidale e provalo per scoprire (forse) che il gusto di quelle barrette al latte non è poi così unico come ti era sembrato.
Decimo: quando viaggi fai attenzione alle conseguenze. Traduzione libera di quest'ultimo articolo: se alloggi nell'albergo di una grande catena internazionale, in un paese in via di sviluppo, dai un'occhiata a come viene trattato chi ti mette a posto la camera o - meglio - chi lava i tuoi asciugamani nella gigantesca lavanderia dall'altra parte della città.
Questo decalogo non è di chi scrive ma degli attivisti di trentino arcobaleno che per insegnare a fare la cosa giusta hanno lanciato un corso e hanno aperto al pubblico uno sportello (www.trentinoarcobaleno.it).
Loro queste cose le predicano - in gruppi più o meno ristretti - da almeno una quindicina d'anni ma fino a qualche tempo fa venivano guardati come tipi bizzarri che non guidano l'automobile e si mettono in gruppo per andare a fare la spesa in campagna (invece che per andare in pizzeria). Ora qualcosa sta cambiando. Forse. Per quanto mi riguarda mi sembrava che fosse una cosa giusta - per quanto piccola e banale - scrivere questo post.
E tu, caro lettore di questo blog, se hai cose giuste da segnalare aggiungile pure qui sotto nei commenti: saremo tutti interessati a leggerle.

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13 marzo 2007

Mi hanno fotografato nudo!

Via il dente via il dolore: sono anch'io vittima dei paparazzi. Mi hanno fotografato nudo e pretendevano dei soldi per evitare la pubblicazione dell'immagine sulle riviste scandalistiche. Ora io non sono esattamente una star, ma qualcosa valgo: 50 mila euro. Mica pochi: le foto di Barbara Berlusconi le hanno valutate 20 mila euro, quelle della Hunziker 30 mila. Sono soddisfazioni. Il problema è che io i soldi non ce li avevo. Ho provato a trattare, siamo scesi a 40 mila ma non ci siamo trovati d'accordo e quindi la mia foto potrebbe uscire presto sulla peggior stampa. Ho pensato di dirtelo prima, affezionato lettore di questo blog, per evitarti la spiacevole sorpresa di trovare anche il mio nome (e la mia foto) tra le vittime della gang di fotografi indagati dalla procura di Potenza.
Non so proprio come abbiano fatto: maledetti. Sono un tipo accorto, sto sempre attento a non scoprirmi e sono rari i casi - anche in famiglia - in cui mi si intravvedono le parti intime. Anche in questa foto - ad essere sinceri - si vede poco, ma è quanto basta a rovinarmi la carriera. Comunque la stampa della peggior specie se non puoi controllarla è meglio anticiparla. Ecco quindi - in esclusiva mondiale - la mia foto senza veli rubata in un momento di estrema intimità.

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12 marzo 2007

Il gesso autografato

scarpe camper con una gamba rottaRicordo che una volta quando un ragazzo aveva una gamba o un braccio rotto c'era l'usanza di firmargli il gesso. Erano anni in cui le fratture si curavano così - con il gesso - non come ora che ti aprono, ti richiudono e dopo pochi giorni puoi già camminare. Ma, come purtroppo si vede dalla foto, ci sono guai ortopedici per cui il gesso può ancora tornare utile. Ma andiamo con calma.
Dicevo delle firme. In quegli anni mi capitò di avere un gesso al braccio. In realtà era poca cosa: un giro di bende rigide che mi arrivava fino al gomito, ma comunque - agli occhi di un ragazzino di dieci anni - faceva la sua bella figura. Così quelle quattro bende ingessate si riempirono presto di qualche dedica, alcuni disegni e una miriade di autografi colorati. Mi pareva che avere un gesso senza firme fosse una lacuna di cui vergognarsi, ma lo stesso tenni un posto libero bene in vista per l'unica firma di cui in realtà m'importava. Era quella di una mia compagna di classe per cui avevo sempre avuto un debole e quel gesso - ne ero certo - sarebbe stato la scusa che mi era sempre mancata per avvicinarla e dirle qualcosa, una qualunque. Vennero tutti tranne lei e quello spazio che avevo tenuto in serbo così caparbiamente (firma dove vuoi, ma qui no!) restò vuoto finché fui guarito perché io non trovai mai il coraggio di avvicinarla e lei fece lo stesso. Così quando il dottore mi chiese se volevo tenere per ricordo quel gesso autografato gli dissi con espressione cupa che lo poteva gettare via, perché fra tante firme non c'era quella che volevo. Mi guardò stupito ed eseguì senza discutere. Seppi più avanti che quella firma (e forse anche una dedica) la mia compagna avrebbe tanto voluto farmela, ma ormai era troppo tardi. E per la stessa timidezza sul mio album dei ricordi (una specie di libretto che all'epoca andava di moda su cui raccogliere i disegni e le dediche dei compagni) quello di quella bambina è l'unico che manca.
Questo pensavo ieri sera osservando la gamba ingessata del mio amico Boa mentre la fotografavo con la mia Camper accanto in segno di solidarietà (una di quelle foto piuttosto complicate - anche se a vederla non si direbbe - che il mio psichiatra mi ha proibito, ma è lo stesso).
Caro Boa, so che oggi mi leggi, ti ricordi l'altra estate quando scendevamo di corsa saltando tra i sassi del Ciampac e io ti ho detto: ma non è che a venir giù in questo modo ci spacchiamo le gambe? Arrivammo a valle sani e salvi e l'infortunio te lo sei procurato in città dove sembra sempre di essere al sicuro. E questa è una cosa che mi dà da pensare.

P.S. la firma te la faccio nei commenti.

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08 marzo 2007

Tradito da un mazzo di mimose

mimose in piazza DuomoPensavo che me la sarei cavata con una spruzzatina di rosa fra le pagine del blog, giusto per far sapere alle lettrici di fuoridalpalazzo che le ho pensate (ma pare che nessuna se ne sia accorta: domani si torna all'arancione) e invece devo anch'io dedicare un post intero alla giornata delle donne, festa che non amo sebbene sappia apprezzare le festeggiate. La necessità deriva da questa lettera che mi è giunta e che pubblico per evidenziare la barriera che c'è tra i due mondi. Eccola qua.

Caro giornalista e blogger, le scrivo per esprimerle tutto il disappunto per quanto mi è accaduto oggi a mezzogiorno quando - per la prima volta nella vita - sono tornato a casa con un mazzetto di mimose. Deve sapere, caro ansel, che io sono uno di quegli uomini seri e un po' distratti che bada più alla sostanza che all'apparenza. Così ho sempre guardato con sospetto quelle feste comandante in cui gli uomini tornano a casa con i fiori, i cioccolatini o a grande richiesta anche un gioiello lavando la coscienza per il resto dell'anno vissuto all'insegna della disattenzione se non dell'egoismo. Non nego che questa mia scelta mi abbia procurato negli anni non pochi grattacapi, perché ho capito che l'essere un sabotatore convinto della festa della donna non garantisce comunque l'esenzione dal rendere omaggio a quella che mi ritrovo in casa.
Sarà che gli anni mi hanno reso più sensibile, sarà che oggi ero di buonuomore, sarà che poco distante dal luogo in cui lavoro c'era un fioraio ambulante che mi è parso un segno del destino, saranno tutte queste cose assieme ma oggi ho preso il mio mazzetto e l'ho portato a casa. Dico mazzetto ma in realtà era una bella pianta, più grande - mi sono reso conto - di quelle acquistate dai colleghi uomini che incontravo per la strada: una bella mimosa, non ho badato a spese. Già pregustavo il momento in cui sarei entrato in casa porgendo i fiori alla mia donna: che sorpresa, che colpo di scena, l'avrei stupita, le avrei strappato un bacio e forse anche di più nella breve pausa pranzo che mi è concessa prima di tornare dietro la scrivania. Ah che soddisfazione essere un uomo galante, uno che rispetta le feste, si ricorda degli anniversari, insomma uno di quelli a posto che piace alle donne. Volavo coi pensieri ben più in alto del mio mazzo di mimose quando sono entrato in casa in punta di piedi, l'ho sorpresa in cucina e l'ho stretta da dietro portandole il mazzo davanti agli occhi: tadaaaa! Risposta: ah.
Quando si tratta di sensazioni e sentimenti, devo ammetterlo, non sono un tipo sveglio. Ma che qualcosa fosse andato storto l'ho capito pure io. Ha cominciato a interrogarmi sul perché le avessi portato quel mazzo di fiori (ma non era la festa della donna?), accusandomi di essere un falso, un porco e un traditore perché di certo avevo qualcosa sulla coscienza di cui dovevo farmi perdonare. Ha preso le mimose - la prova della mia colpevolezza - e le ha messe sul tavolo in un vaso perché potessi ben vederle e mi decidessi a confessare. Insomma, caro ansel, ha fatto più danni un mazzo di fiori regalato di quei venti o ventuno (ora mi sfugge quanti anni sono che stiamo assieme) che mi ero sempre rifiutato di acquistare. Che spiegazione dà, stimato blogger, di quanto mi è accaduto?

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07 marzo 2007

La mia svolta artistica

Lo ammetto: non ho mai avuto una grande sensibilità per la pittura. Sono cresciuto convinto che quel dipinto con il bambino imbronciato e la lacrima che gli scendeva sulla guancia fosse un pezzo unico, appeso (chissà da chi) nella mia stanza. Poi ho scoperto che lo stesso quadro abbelliva (sic!) le case di parenti, amici e semplici conoscenti e ho capito che l'arte vera era un'altra cosa. Ma questa consapevolezza nuova non mi ha impedito di ripetere l'errore e così sulle pareti mie e di Gretel ci sono opere di Depero e manifesti di Lenhart che all'occhio attento (e purtroppo anche all'occhio spento) si rivelano per quello che sono: copie.tecnica a mano con caroteOra qualcosa è cambiato e il mio collega P., l'amico che mi ha regalato l'unico quadro autentico di cui potevo finora fare sfoggio, sarà di me orgoglioso. E' successo che ho incontrato un artista (un vero artista) capace di suscitarmi un'emozione. Osservo le sue opere e sento una certa corda dentro di me vibrare. Il messaggio che mi trasmettono quei dipinti mi suona familiare e mi colpisce dritto al cuore: che genio! Un giovane pittore, ma dovrei dire giovanissimo, che mi ha saputo conquistare.tecnica a mano con rapeSignori, guardate che tratto, che intensità, che equilibrio nell'uso del colore e delle forme, che padronanza dello spazio, che originalità nell'uso di tecniche e materiali nuovi! Questa non è una promessa, questa è realtà. Non dovrei dirlo in giro, ma delle sue opere ho fatto incetta perché - incredibile - non mi risulta che siano quotate sul mercato. Le ho portate a casa per nulla e attendo che i prezzi di questi dipinti salgano alle stelle come son certo accadrà presto. Ma ho tutto il tempo di aspettare.tecnica a mano con orzo e farina biancaNel frattempo se vi trovate a passare in centro e siete vicini alla mia redazione salite pure a salutarmi e potrete ammirare, dietro la mia scrivania, la prima mostra personale che ho organizzato di questo grande artista, ovvero il mio piccolo playboy. E se pensate che io sia uno dei tanti idioti che tengono in ufficio i disegni orrendi del figliolo non me ne frega niente. Le cose cambiano: fino all'altro giorno avrei detto lo stesso.

P.S.: per chi non sa chi è Franz Lenhart e che ci fa il suo nome in questo post sull'arte, consiglio di rivedersi questo vecchio post dedicato all'orso trentino dove c'è il manifesto che - assieme al coniglio bellunese e alla donna valdostana - rallegra il mio soggiorno. Se poi i manifesti pubblicitari degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta vadano considerati arte non lo so, ma a noi tre (ci metto anche il genio della pittura che ogni mattina si esercita all'asilo nido) piacciono moltissimo.

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05 marzo 2007

Nessuno tocchi l'imputato

l'imputato ansel in aula con le scarpe camperI lettori più attenti di questo blog si ricorderanno che dopo aver ricevuto uno spiacevole regalo di Natale oggi ero atteso in tribunale. Così ho staccato le scarpe dal chiodo e sono andato a palazzo di giustizia, ma vi informo che è filato tutto liscio: l'avvocato difensore ha fatto notare che il reato di cui sono accusato (violazione di segreto d'ufficio in concorso con un pubblico ufficiale rimasto ignoto) va giudicato dal tribunale collegiale (tre giudici) e non monocratico (un solo giudice). Risultato? Tutto da rifare. Colpa della procura che si è sbagliata. Ne riparliamo, se va bene, l'anno prossimo.
Tutto era iniziato nel dicembre 2003. Nel gennaio del 2004 sono venuti a casa per sequestrarmi il telefonino (un vecchio Nokia 7110 considerato il corpo del reato) e oggi finalmente il processo. Ora la procura dovrà ripartire dall'inizio: chiudere di nuovo l'inchiesta, fissare la data dell'udienza preliminare, poi la data del processo, quindi (se va male) ci sarà il processo d'appello e infine (se va malissimo) il processo in cassazione. Ma non preoccupatevi: se non sarò assolto prima (e andrà così, ve l'assicuro) mi salverò per la prescrizione o (nel caso peggiore) per l'indulto che rende impossibile la condanna. Il processo però bisogna farlo lo stesso. La vita è bella per chi - come me - è imputato in tribunale. Un po' meno per le vittime dei reati. Se il tema vi appassiona leggetevi il mio vecchio post sull'ingiusto processo.

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